Novità di ottobre - dicembre 2009
Diritto fallimentare – Ricorso abusivo al credito e bancarotta
Rischia il carcere l’imprenditore che gestisce la società in crisi continuando ad investire e coprendo i buchi con dei finanziamenti. Ciò anche se la gestione avventata dura pochi mesi.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 38577 del 5 ottobre 2009, ha confermato la condanna per bancarotta e ricorso abusivo al credito nei confronti di un piccolo imprenditore, socio di maggioranza di una sas, che, nonostante il periodo di crisi attraversato dall’azienda, aveva continuato a fare investimenti facendosi finanziare dalle banche per quasi un anno.
Diritto tributario – fondo patrimoniale
Il fondo patrimoniale non funge da scudo contro il fisco. Infatti, possono essere sequestrati i beni della società di famiglia anche se vi sono confluiti prima dell’accertamento fiscale e della procedura di riscossione.
È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 38925 del 7 ottobre 2009, ha confermato il sequestro di macchine e appartamenti fatti confluire da madre, padre e figlio in un fondo patrimoniale subito dopo aver ricevuto una visita della Guardia di finanza.
Pubblica amministrazione – Segreto d’ufficio
La Cassazione dà una picconata all’impianto giuridico del segreto d’ufficio nella pubblica amministrazione. Chiunque può accedere liberamente ai provvedimenti e alle procedure in corso con una sola eccezione, i casi specifici in cui sia la legge ad imporre il segreto d’ufficio, e allora solo il cittadino che ha un concreto interesse nella pratica potrà accedervi.
È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con una importante decisione destinata al servizio novità (sentenza n. 39706 del 12 ottobre 2009), ha confermato l’assoluzione in favore di un consigliere comunale.
Diritto assicurativo – Obbligo risarcitorio infortunio in itinere
A carico delle assicurazioni risarcimenti pesanti per i lavoratori morti in un incidente stradale. Infatti, la rendita Inail corrisposta alla famiglia per l'infortunio in itinere non diminuisce l'entità dei danni patrimoniali dovuti dalla compagnia.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 21897 del 15 ottobre 2009, ha respinto il ricorso di una compagnia di assicurazione che non voleva pagare i danni alla vedova di un lavoratore morto in un infortunio in itinere perché la donna era già titolare di una rendita Inail.
Diritto assicurativo - L’assicurazione non copre i danni morali subiti dai dipendenti
L’assicurazione stipulata dall’azienda per restare indenne rispetto agli infortuni sul lavoro non copre il danno morale subito dal dipendente. Ma non solo. Prima della riforma del 2000 l’assicurazione non copriva, e resta valido per tutto il contenzioso ancora in corso, neppure il danno biologico.
Lo ha sancito la Suprema corte che, con la sentenza n. 22608 del 26 ottobre 2009, ha respinto il ricorso di un imprenditore che chiedeva di essere tenuto indenne dalla sua assicurazione dai danni biologici e morali subiti in un incidente da un suo dipendente.
La terza sezione civile ha affermato che “la copertura assicurativa prevista dall’attuale sistema di assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, pur non avendo ad oggetto il danno patrimoniale in senso stretto, non è, peraltro, riferibile né al danno biologico né a quello morale, essendo le indennità previste dal d.p.r. 1124 del 1965 collegate e commisurate esclusivamente ai riflessi che la menomazione psicofisica ha sull’attitudine al lavoro dell’assicurato non assumendo alcun rilievo gli svantaggi, le privazioni e gli ostacoli che la menomazione stessa comporta con riferimento agli altri ambiti ed alle altre modalità di espressione della personalità del danneggiato nella vita di relazione, tra cui la stessa capacità di lavoro generico”.
Lotta al riciclaggio: sanzioni al bancario che non segnala i sospetti sui clienti
La Cassazione inasprisce la lotta al riciclaggio. Il personale bancario deve segnalare al direttore dell’agenzia e questo al Questore ogni sospetto sui clienti, altrimenti rischia una sanzione salata.
Lo ha affermato la Sezioni tributaria della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 23017 del 30 ottobre 2009, ha accolto il ricorso del Ministero delle finanze che aveva sanzionato un impiegato della banca che non aveva segnalato un cliente autore di ingenti versamenti non supportati da grossi giri d’affari.
Diritto del lavoro – Non licenziabile il lavoratore che lancia il telefono contro un collega
In ufficio è permesso il lancio del telefono contro i colleghi. Infatti l’azienda non può licenziare il dipendente che, esasperato da un collega, gli lancia la cornetta.
Certo, ha spiegato la Corte di cassazione con la sentenza n. 23289 del 3 novembre 2009, l’atteggiamento del lavoratore non è proprio una lezione di bon ton ma di sicuro non può incrinare “il rapporto fiduciario fra dipendente e datore di lavoro”.
Insomma, ha sostenuto la quarta sezione civile confermando la decisione della Corte d’Appello di Palermo che aveva bocciato il licenziamento, “il lancio della cornetta non aveva il contenuto di violenza o minaccia nei confronti di un collega ma era da ascriversi al momentaneo stato di esasperazione”. Infatti, continua a motivare il Collegio, “il comportamento addebitabile al lavoratore, pur se riprovevole per i suoi connotati di volgarità e di inurbanità, non era comunque tale da giustificare una sanzione espulsiva, non essendo idoneo ad incrinare il vincolo fiduciario, né a pregiudicare irrimediabilmente l’affidamento del datore di lavoro sul futuro corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro”.
Appalti - Nei cantieri edili responsabilità piena per il subappaltatore
Nei cantieri responsabilità a trecentosessanta gradi per la sicurezza degli operai. Infatti il subappaltatore resta responsabile degli incidenti anche se in cantiere è sempre presente l’appaltatore e un rappresentante del committente.
A questa conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 42447 del 5 novembre 2009, ha respinto il ricorso di un subappaltatore condannato per le lesioni subite da un operaio.
Rispolverando vecchi principi per arrivare a questa nuova conclusione la quarta sezione penale ha chiarito che “la nomina da parte del committente di un responsabile, non esonera il datore di lavoro dal controllare l'adozione delle misure di sicurezza, come si evince dall'ar 9, lett. a) e b) del D.Lgs. 494\96, ciò perché il datore di lavoro è il soggetto in via primaria onerato degli obblighi di prevenzione e di sicurezza, a cui si aggiunge, senza alcuna estromissione, la responsabilità del committente”.
Ma non basta. “Nel caso in cui in un cantiere operino più imprese, - motivano ancora i giudici- per l'affidamento di subappalti, questa Corte di legittimità ha ripetutamente stabilito che in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, gli obblighi di osservanza delle norme antinfortunistiche, con specifico riferimento all'esecuzione di lavori in subappalto all'interno di un unico cantiere edile predisposto dall'appaltatore, grava su tutti coloro che esercitano i lavori, quindi anche sul subappaltatore interessato all'esecuzione di un'opera parziale e specialistica, che ha l'onere di riscontrare ed accertare la sicurezza dei luoghi di lavoro, pur se la sua attività si svolga contestualmente ad altra, prestata da altri soggetti, e sebbene l'organizzazione del cantiere sia direttamente riconducibile all'appaltatore, che non cessa di essere titolare dei poteri direttivi generali"
Insomma, ha concluso la Cassazione, “in ragione dei ricordati principi, il subappaltatore, non perde la sua posizione di garanzia, anche se nel cantiere ove si trovi a lavorare sia operante l'appaltatore ed un rappresentante del committente”.
Diritto civile - Il condominio non può chiedere le spese a chi ha appena venduto casa
Più difficile ottenere le spese condominali in caso di vendita di un appartamento. Infatti il condominio non può chiedere quelle deliberate dopo il rogito notarile a chi ha appena venduto, neppure se non è stato informato della compravendita e se non conosce il nome dei nuovi acquirenti.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 23686 del 9 novembre 2009, ha accolto il ricorso di un condomino che si opponeva contro un decreto ingiuntivo con il quale era stato obbligato a pagare una spesa del condominio deliberata dopo il rogito notarile ma prima della trascrizione in conservatoria della vendita della casa.
Infatti, “in tema di condominio una volta perfezionatosi il trasferimento della proprietà dell’immobile di proprietà esclusiva, l’alienante perde la qualità di condomino e, poiché l’obbligo di pagamento degli oneri condominiali ex art. 1104 c.c. è collegato al rapporto di natura reale che lega l’obbligato alla proprietà dell’immobile, alla perdita di quella qualità, consegue che non possa essere chiesto né emesso nei suoi confronti il decreto ingiuntivo”.
Per guida in guida in stato di ebbrezza auto sempre confiscata
La Cassazione affila le armi contro i pirati della strada. Può infatti essere confiscata la macchina dell’automobilista accusato di guida in stato di ebbrezza anche in caso di decreto penale di condanna.
È questo il nuovo principio affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 43501 di oggi, ha rimosso l’ultimo ostacolo affinché la confisca diventasse la regola in caso di guida in stato di ebbrezza, anche in caso di misura ablativa.
Appalti - L’avvalimento apre le porte alle associazioni professionali negli appalti pubblici
Via libera alle associazioni professionali negli appalti pubblici. Infatti possono aggiudicarsi una gara avvalendosi di altre aziende con competenze specifiche.
A questa conclusione è giunto il Consiglio di Stato che, con la decisione n. 7054 del 12 novembre 2009, ha fornito un’interpretazione estensiva dell’istituto dell’avvalimento.
Diritto civile - Una carta privata vale come rinuncia alla casa dell’ex convivente
Meno burocrazia nelle separazioni delle coppie di fatto. È infatti valida la scrittura privata con la quale uno rinuncia alla proprietà della casa di fatto comprata insieme ma con i soli risparmi dell’altro.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 23691 del 9 novembre 2009, ha accolto il ricorso del figlio (erede) di uomo che aveva comprato con la sua compagna una casa, intestandola a entrambi, ma di fatto pagandola da solo e lei, dopo averlo lasciato, gli aveva firmato una carta nella quale rinunciava alla proprietà dell’immobile.
Insomma, con tale rinuncia (“negozio di natura abdicativa”), ha spiegato la seconda sezione civile della Suprema corte, “si è operato, ipso iure, in forza del principio di elasticità della proprietà, l’accrescimento della quota rinunciata in favore dell’ex compagno che, pertanto, data la proporzione delle rispettive quote, è divenuto proprietario dell’intero immobile, poi entrato a far parte della massa ereditaria”.
Diritto del lavoro - Morti bianche: anche gli zii più stretti hanno diritto al risarcimento del danno morale
Morti bianche, tutela estesa anche agli zii delle vittime. Hanno infatti diritto al danno morale quelli legati alla vittima da uno stretto legame affettivo. Ma la misura del ristoro non è vincolata alle tabelle e dev’essere sicuramente inferiore al risarcimento che spetta ai genitori e ai fratelli.
Sono queste le conclusioni cui è pervenuta la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24435 del 19 novembre 2009, ha confermato il dritto al risarcimento del danno morale in favore dei genitori, dei fratelli e di due zii di un imbianchino morto folgorato in un cantiere.
In particolare, ha motivato la terza sezione civile del Palazzaccio, "in tema di danno dovuto ai parenti della vittima , non è necessaria la prova specifica della sua sussistenza, ove sia esistito tra di essi un legame affettivo di particolare intensità, potendo a tal fine farsi ricorso anche a presunzione. La prova del danno morale è, infatti, correttamente desunta dalle indubbie sofferenze patite dai parenti, sulla base dello stretto vincolo familiare, di eventuale coabitazione e, comunque, di frequentazione, che essi avevano avuto, quando ancora la vittima era in vita". Ma non basta. “In conseguenza della morte di persona causata da reato, ciascuno dei suoi familiari prossimi congiunti è titolare di un autonomo diritto per il conseguente risarcimento del danno morale, il quale deve essere liquidato in rapporto al pregiudizio da ognuno individualmente patito per effetto dell'evento lesivo, in modo da rendere la somma riconosciuta adeguata al particolare caso concr eto, rimanendo, per converso, esclusa la possibilità per il giudice di procedere ad una determinazione complessiva ed unitaria del suddetto danno morale ed alla conseguente ripartizione dell'intero importo in modo automaticamente proporzionale tra tutti gli aventi diritto. Ai fini di tale valutazione, l'intensità del vincolo familiare può già di per sé costituire un utile elemento presuntivo su cui basare la ritenuta prova dell'esistenza del menzionato danno morale, in assenza di elementi contrari, e, inoltre, l'accertata mancanza di convivenza del soggetto danneggiato con il congiunto deceduto può rappresentare - come nella specie - un idoneo elemento indiziario da cui desumere un più ridotto danno morale, con derivante influenza di tale circostanza esclusivamente sulla liquidazione dello stesso”.
Diritto del lavoro e sicurezza - Delegato alla sicurezza responsabile anche se senza fondi
In azienda il delegato alla sicurezza è sempre responsabile anche se senza “portafoglio”. Infatti risponde degli infortuni ai lavoratori anche se non ha i fondi e gli strumenti per attuare tutte le misure antinfortunistiche previste dalla legge. In questi casi deve chiederne l’adeguamento oppure rifiutare l’incarico.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 44890 di oggi ha confermato la condanna nei confronti di un dirigente comunale delegato dal sindaco alla sicurezza.
Responsabilità professionale - I limiti alla responsabilità del notaio nel rilascio delle procure
In tema di responsabilità professionale del notaio, la mancata consegna all’avente diritto da parte del professionista della procura con la quale il figlio autorizza il padre a vendere in rem propriam la casa di cui aveva ricevuto in donazione la nuda proprietà, non è di per sé sufficiente a configurare il diritto al risarcimento del danno in favore del padre per mancata possibilità di vendita del bene stesso. Infatti pur dovendosi riconoscere la responsabilità del notaio per non aver consegnato la procura all’avente diritto ma al figlio dello stesso, affinché si palesi il diritto al risarcimento del danno occorre che si realizzi il presupposto del mancato guadagno e della svalutazione del bene oggetto della procura.
