Novità di maggio 2009

Diritto industriale - Perde il brevetto chi tarda a pagare la tassa

Perde il brevetto l’azienda che tarda più di sei mesi a pagare la relativa tassa. Non basta. Se invece il pagamento è avvenuto può provarlo solo con un documento scritto, data la “natura tributaria” di questo adempimento, non ci sono presunzioni che reggono.
Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 10219 del 4 maggio 2009, ha accolto il ricorso dell’ufficio brevetti rovesciando la decisione di merito.

Diritto tributario - Bocciato il lease back fatto per la vendita di cosa futura

Nuova bocciatura sul lease back. Può essere un’operazione elusiva anche il leasing fatto per la vendita di una cosa futura, ad esempio un immobile in ristrutturazione.
Con la sentenza n. 10388 del 6 maggio la Corte di cassazione alimenta l’onda implacabile di pronunce sfavorevoli alle operazioni finanziarie delle imprese.

Diritto civile - Danno ambientale, via libera al risarcimento

Il danno non patrimoniale consistente nel patema d'animo e nella sofferenza interna ben può essere provato per presunzioni e la prova per inferenza induttiva non postula che il fatto ignoto da dimostrare sia l'unico riflesso possibile di un fatto noto, essendo sufficiente la rilevante possibilità del determinarsi dell'uno in dipendenza del verificarsi dell'altro secondo criteri di regolarità casuale".
E' quanto ha statuito la terza sezione della Suprema Corte nella sentenza 11059/09 con riferimento alla richiesta di risarcimento del danno morale da parte di un gruppo di cittadini di Seveso in seguito alla fuoriscita di una nube tossica composta da diossina. La stessa Corte, confacendosi alla sentenza delle SS.UU. n.26972 del 2008 ribadisce che "nell'ambito della
categoria generale del danno non patrimoniale, la formula "danno morale" non individua un'autonoma sottocategoria di danno, ma descrive, tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali, un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sè considerata; che in conclusione è compito del giudice accertare l'effettiva consistenza del
pregiudizio allegato a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore uomo si siano verificate.

Diritto fallimentare - Creditori in causa contro il garante se l’attivo del concordato è insufficiente

Creditori direttamente in causa contro il garante del fallito se l’attivo del concordato preventivo è risultato insufficiente. In questo casi “la legittimazione ad agire non compete al curatore”.
A questa importante conclusione sono giunte le Sezioni unite civili della Cassazione che, con la sentenza n. 11396 del 18 maggio 2009, hanno accolto il terzo motivo del ricorso dell’Agenzia regionale per i servizi e lo sviluppo agricolo che aveva fatto da fideiussore a una società prima sottoposta al concordato preventivo e poi, una volta riscontrata l’insufficienza dell’attivo, al fallimento

Diritto tributario - Il lease back non è sempre abuso di diritto

Brusca frenata sul divieto di lease back infragruppo. Non è sempre abuso di diritto ma l’operazione è lecita quando una società emette fattura nei confronti di una seconda per poi stornarla con un contratto di lease back.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12044 del 25 maggio 2009, fa un’importante precisazione rispetto alla totale bocciatura del lease back di qualche settimana fa (sentenza 8481 dell’8 aprile): l’operazione non è elusiva a prescindere, va dimostrato che viene fatta con l’unico scopo del risparmio d’imposta.

Diritto civile - Danni ridotti se chi viene tamponato non portava le cinture di sicurezza

Risarcimenti drasticamente ridotti a chi viene tamponato se non portava la cintura di sicurezza. Il fatto di avere piena ragione non conta ai fini della quantificazione del danno.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12547 del 28 maggio 2009, ha respinto il ricorso di una donna e di suo marito che erano stati tamponati a Napoli.

Titoli di credito – Responsabile la banca se omette di attivarsi per impedire il protesto

La banca presso cui il pagherò cambiario risulta pagabile, qualora abbia notizia dell'intervenuto pagamento, ha l'obbligo di attivarsi per impedire che, attraverso il protesto, si verifichino gli effetti pregiudizievoli di un evento che non ha più ragione d'essere a fronte dell'intervenuto pagamento del titolo; in mancanza di tale attivazione, si configura una responsabilità da contatto, oltre che una responsabilità da comportamento omissivo, in relazione all'affidamento incolpevole dell'interessato, che abbia comunicato l'avvenuto pagamento dell'effetto cambiario. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con sentenza n.11130 del 13 maggio 2009, rilevando che il pagamento era avvenuto il primo dei due giorni successivi alla scadenza e l'ordine di ritiro era pervenuto alla banca in tempo utile per effettuare le comunicazioni al notaio, ai sensi dell'art. 9 della legge 12 giugno 1973, n. 349.